Questione di responsabilità
Qualcuno mi ha chiesto della situazione federale, domandando un parere sui cosiddetti “meccanismi” e il loro possibile miglioramento. Risponderò qui, a tanti amici, con la massima chiarezza possibile.
Due argomenti pressanti: l’attività dei Consiglieri Federali e il problema delle deleghe elettorali.
Riguardo al primo, la mia visione è orientata alla semplicità: per la Federazione del futuro tutti i Consiglieri Federali dovranno avere incarichi diretti per lo sviluppo delle singole categorie (Ragazzi; Serie C; Serie B; Seria A2; Serie A1) e delle Attività Internazionali. Per ogni categoria prevedo un Responsabile che risponda del Campionato, delle Attività e dello Sviluppo. Con numeri “veri”, come si augurano tutti. Numeri verificabili, cioè “trasparenti”.
Quanto alle Elezioni: voci non confermate sostengono che si potrebbero tenere al Sud (forse Caserta?). Sarebbe un fatto interessante da interpretare, dato che la gran parte delle società ha sede nel Nord. Forse le deleghe costano meno? E’ probabile. Ma non vorrei che la scelta del luogo influenzasse troppo la possibilità di voto diretto. Le regioni a maggiore concentrazione di società sono l’Emilia Romagna, il Friuli-Venezia-Giulia, la Lombardia e la Toscana. Ecco, perché non le teniamo in Toscana, le Elezioni? O in Emilia, o in Lombardia. Questa la mia modesta proposta al Presidente Uscente.
Ma dovessero pure tenersi “al Sud”, io credo che sarebbe buona cosa, per le società, evitare la “guerra delle deleghe” e partecipare – per quanto possibile – direttamente a queste Elezioni.
E’ uno sforzo che varrebbe la pena di fare, uno sforzo costruttivo che bilanci una certa politica del “terrorismo”: la conoscete bene, quella politica, ci siete abituati, consiste nel dipingere tutto a toni foschi, nel “pompare” le preoccupazioni, in modo che poi basti poco, ma davvero poco per accontentare chicchessia. Io, per me, la chiamo la politica delle “pacche sulle spalle”. Funziona così: prima ti spavento, poi ti mollo la pacca, e intanto ti sussurro una promessa. Ma le società, a quanto vedo in giro, hanno aperto gli occhi, e alle “pacche sulle spalle” (con relative promesse) non ci credono più.

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