Idee per una nuova Federazione

Qualcuno questo sport lo chiama “buffball”, con aria di scherno, salvo poi tornare alla definizione di “softball” quando gira il vento e l’occasione si fa importante (metti: una tornata elettorale). Allora diventano tutti sostenitori, guardateli: tutti là a promuovere, a rilanciare, a pubblicizzare iniziative sulle bacheche telematiche. Anche il “colore” della faccenda cambia, e dal tipico grigio smorto prende i toni più vivaci del verderosa…

I soliti numerologi di cui abbiamo già parlato. Come se il problema del ritorno allo sport da parte di una sezione determinante del corpo sociale (i “giovani”, che parola fastidiosa) fosse una semplice questione di statistiche, di equazioni non troppo complicate, che imposti due parametri e – voilà – les jeux sont faits.

Il problema, per gli abili croupiers che gestiscono il tavolo del softball, sembra proprio questo “chiudere i giochi”, tappare la discussione, quadrare i conti, oscurare la contestazione. E’ certo una bella metafora, anche se i nostri bravi croupiers non disdegnano qualche incursione nel lato pratico delle cose, e ci dimostrano che tante volte, per “chiudere i giochi”, basta non qualificarsi, senza conseguenze per nessuno. Ma parlo chiaramente di un altro genere di Giochi…

Les jeux sont faits sembra il motto, serenamente disfattista, dei nostri amici numerologi. Dimenticano il resto della frase, purtroppo, mezzi croupiers e mezzi censori: rien ne va plus. Perché il “giovane” (definizione odiosa, lo ripeto) non è un’entità matematica o un carrarmato del Risiko, che lo prendi, lo sposti come vuoi, dentro un diagramma o un calcolo a piacere. Non è un’unità di computo, ma una persona libera di preferire, per esempio, un pomeriggio al computer a una giornata sul campo. E sempre di più questi giovani a cui tutti pensiamo (quanto ci piace mostrarci preoccupati) sui campi non ci vanno. Rien ne va plus, appunto. Ma è colpa loro?

Nel mio pragmatico idealismo (quello di chi ha passato una vita a competere contro le sottigliezze dei numerologi, occupandosi più del “gioco” che delle quadrature statistiche) ho immaginato uno scenario alternativo in cui la Federazione prendesse a considerare i giovani per quel che sono, contestualmente alla persona, agli interessi, alla famiglia, alla voglia di esprimere valori anche sportivi. Ho pensato insomma a una Federazione capace di favorire le società che forniscono ragazzi allo sport, ma in cui i ragazzi possano comprendere che lo sport è soprattutto per loro. Ho immaginato il ritorno a una “cultura dello sport” che non si limita a registrare trionfalmente le adesioni. Perché, anche se fosse realmente trionfante (cioè se i numeri fossero veri), quella non sarebbe una cultura dello sport, ma una “ragioneria dello sport”, più vicina al ronzio dei computer che al fischio della palla.

“Cultura dello sport” implica il coinvolgimento delle famiglie, il dialogo, tutto ciò che è insomma organizzazione non solo di “squadre” ma di “società”. 15-20 ragazzi e alcuni genitori con incarichi dirigenziali fanno una società: svincoliamo queste società dalle tasse d’iscrizione e dalle tasse di gara, promuoviamo aiuti di ordine fattivo, sosteniamole. E’ determinante riuscire a scavalcare quel limite del 30 giugno assieme alle famiglie, per continuare i progetti intrapresi; far giocare i ragazzi (e – perché no? – anche i genitori), restituire loro il senso di appartenenza a un gruppo, a una squadra. Facilitare e premiare le realtà che riescono nell’intento. Per far questo abbiamo bisogno di persone capaci e motivate, dato che si tratta di ripartire da una base solida e non, come i distratti croupiers di cui sopra, dalle vette ideali di una grandezza ad oggi impalpabile. Abbiamo ricevuto fin troppe “pacche sulle spalle” per non renderci conto che quella grandezza è nociva ad uno sport che deve risollevarsi. Serve un senso della dimensione, nelle cose piccole, come nelle grandi (Major League e Accademia, massima attenzione ai prospetti: dovremmo cercare di rapportare le spese alle reali esigenze di sviluppo, attraverso una più misurata gestione delle risorse). La resistenza è molta, gli ostacoli posti dalle illusioni di grandezza paiono quasi insormontabili: la serie B e la serie C vanno languendo, ma chi si è posto il problema? Arso nella luce suprema dei Grandi Progetti? Può darsi. Del resto è l’anno delle Elezioni, ma sembra un medioevo. Per abbagliarci, qualcuno ha già tirato fuori l’armatura scintillante da cavaliere senza macchia. Che è vuota, come tutte la armature.

~ di antoniomicheli su 5 Aprile 2008.

Lascia un commento