Cari amici,
come sapete mi candido alla Presidenza FIBS: una decisione nata da molteplici motivi, tra i quali devo menzionare: il totale fallimento del Progetto Quantità e altresì dei progetti Verde-Rosa e Verde-Azzurro (che come unico beneficio hanno portato all’aumento considerevole, direi abnorme, del numero dei tecnici: un’operazione, tutto sommato, che odora forte di geopolitica); l’estremo impoverimento dei Campionati Ragazzi (Allievi, Juniores, ecc.); la crescente e preoccupante sparizione di squadre e società dalla scena sportiva; e più in generale: il senso di smarrimento mostrato dall’attuale dirigenza nei confronti di una situazione in cui – ormai è chiaro – sembra venuta meno la comprensione delle reali finalità di una federazione sportiva, ciò che ha portato alcune società a sollecitare la mia candidatura.
Ecco: una federazione è fatta innanzitutto dalle società, non può essere un organismo sopra le parti che decide e programma autonomamente le sorti dello sport (è il mio pensiero: lo affermerei anche se l’attuale dirigenza ci avesse condotto al trionfo invece che allo sfascio). Per questo io vedo attualmente un estremo bisogno di trasparenza e di collaborazione, e intendo investire – qualora fossi eletto – su questa strada: non si può chiedere il supporto delle società sportive escludendole di fatto dalla gestione degli interessi che sono principalmente i loro. Nella mia visione delle cose il rapporto tra società e Federazione deve tornare a livelli di mutuo e fruttuoso intendimento: ciò significa, al momento, ripristinare il valore attivo delle società nelle ottiche e nelle dinamiche decisionali, non solo ogni quattro anni per la consueta vendemmia dei voti: parlo dell’assegnazione di un Consigliere Federale a ogni singolo campionato, quale responsabile diretto e interlocutore di riferimento; parlo della riprogrammazione dei singoli campionati con il consenso e il supporto delle società di pertinenza; parlo insomma di un’assunzione di responsabilità diretta e comune, quanto di più lontano dalla retorica trionfalistica degli ultimi anni, quella per cui anche le sconfitte più cocenti vengono ribaltate e servite all’opinione del pubblico come straordinarie vittorie.
Sembra infatti che questa Federazione, almeno per come è configurata attualmente, sia sempre impegnata su mille fronti diversi: questa mole spaventosa in realtà non esiste, è un colosso d’argilla fatto per impressionare, è l’effetto di un’arte che funziona bene quando nessuno capisce. Quell’arte è la confusione, e come ogni arte della confusione teme soprattutto la chiarezza. E’ un fatto strutturale. L’attuale dirigenza si destreggia abilmente in una selva di tornei che vedono impegnati sempre gli stessi giocatori, è a suo agio con le cose complesse, poi però annaspa nella semplicità, boccheggia nella chiarezza. Non credo sia più sopportabile.
Ritengo che sarà utile ripartire dalle radici, dai giovani e dalla promozione – l’ho spesso ribadito: affrontare nuovamente, con atteggiamento meno superficiale il discorso Scuola, puntare a una penetrazione attiva del tessuto scolastico e di quello famigliare: l’obbiettivo è la creazione di nuove società che non siano un onere per i genitori coinvolti. Se l’attuale dirigenza non ha concluso molto è forse perché ritiene, erroneamente, che il fatto di occuparsi dei propri figli avvicinandoli alla dimensione dello sport non sia un valore di per sé. Questo supporto fondamentale è stato scambiato per un disvalore, l’equivalente di una “tassa” da pagare, e così è diventato l’intoppo di una catena mercantile il cui insuccesso – vedi Olimpiadi – è sotto gli occhi di tutti.
Non passi come facile ottimismo la mia convinzione che al peggio si possa sempre porre rimedio: è anche vero che il buono si può sempre migliorare. Major League e Accademia sono due occasioni che non basta inseguire o perfezionare, se restano isolate nel loro preteso splendore, un po’ come i galloni sull’uniforme. Soprattutto in merito all’Accademia il mio primo proposito riguarda ancora la chiarezza, su entrambi i fronti della gestione amministrativa e delle scelte tecniche. Non ho mai nascosto la mia preoccupazione per lo stato di languore in cui versano Baseball e Softball nel nostro paese: condivido la politica sui giocatori italo-americani, italo-venezuelani, italo-cubani (italo-giapponesi perfino), ma devo constatare che la nostra “scuola italiana” sembra rimasta al palo: c’è bisogno di una politica che incentivi la crescita delle società, perché soltanto a una crescita numerica può far seguito una crescita tecnica (le nuove società non dovrebbero pagare per almeno tre anni l’iscrizione ai campionati giovanili e le tasse gara).
Queste sono le linee guida del mio progetto per la Federazione: giovani, innanzitutto, e supporto alle società.
Un’ultima considerazione: il clima che si respira nel nostro sport è quello di un potere decadente e compiaciuto, innamorato di se stesso e della propria immagine, quasi la dirigenza attuale si sforzasse di mantenere intatte le insegne, spolverando alla meno peggio i soprammobili: quel clima inerte in cui solitamente le piccole dinastie preparano la successione. I segni ci sono tutti: la stirpe la conosciamo, i successori sono già designati. Questo fatto potete accettarlo, e inviare deleghe che qualcuno gestirà in maniera indecifrabile, oppure presentarvi a votare, e interrompere la dinastia. Potrebbe essere l’ultima occasione.
un caro saluto
Antonio “Tonino” Micheli
